ELOGIO ALLA FOLLIA ERASMO DA ROTTERDAM PDF

Trama[ modifica modifica wikitesto ] Il saggio si apre con un elogio da parte della Follia , che parla in prima persona di se stessa. Essa prende poi le distanze dai "mortali", lasciando quindi intendere la sua natura divina. Ciononostante, Erasmo non condivide la posizione del riformista tedesco e scrive, sempre con tono satireggiante, il De libero arbitrio, a cui Lutero risponde un anno dopo con il trattato De servo arbitrio La donna secondo Erasmo[ modifica modifica wikitesto ] In passato, la donna ha sempre avuto un ruolo di secondo piano.

Author:Mizragore Taumuro
Country:Denmark
Language:English (Spanish)
Genre:Marketing
Published (Last):27 August 2014
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Falsificava quindi sia il cristianesimo evangelico e contemporaneamente anche il pensiero greco-romano, tentando di infondere nel mondo pagano uno spiritualismo ad esso completamente estraneo e accostando allo spirito cristiano un significato politico mondano altrettanto estraneo. Il compito della riforma religiosa umanistica doveva essere mirato a far rivivere la parola di Dio direttamente sulle coscienze degli uomini.

Dal dizionario di letteratura, arte, cinema e scienze umane. La nuova Italia Questo momento di riforma filologico-umanistico era rappresentato in maniera ideale da Erasmo da Rotterdam.

Cerca quindi di togliere al Cristianesimo le asprezze e le affermazioni assolute. Svela la funzione delle Humanae Litterae nella critica filologica ai testi sacri. Insiste molto sulla figura di Socrate soprattutto nel suo paragone con Cristo. In essa Erasmo contrappone alla cultura teologica, la fede religiosa che forma il soldato di Cristo.

Come umanista il suo compito doveva fermarsi qui, faceva parte del mondo dei dotti e come tale era contrario a coinvolgere con la religione, forze politiche o sociali estranee al mondo della cultura.

Lutero si indirizzava, nella sua dottrina, verso una fede pura, un abbandono totale a Dio, alla sua iniziativa che con la teoria della predestinazione, nega il libero arbitrio. Visto, dunque, che ritenevo di dover fare ad ogni costo qualcosa, e che il momento non sembrava adatto a una meditazione seria, mi venne in mente di tessere un elogio scherzoso della Follia. E ne sei lontano a parere di tutti.

E, di grazia, non investo anche me stesso con tanti appellativi poco lusinghieri? Aggiungi che, chi non risparmia le sue critiche a nessun genere di uomini, dimostra di non avercela con nessun uomo, ma di detestare tutti i vizi. Sia pure folle quanto vogliono; dovranno riconoscerne la coerenza. Chi meglio di me potrebbe descrivermi? Sotto ogni rispetto sono a tal punto inconfondibile, che non possono tenermi nascosta nemmeno quelli che si arrogano la maschera e il titolo della Saggezza, e se ne vanno in giro come scimmie ammantate di porpora o come asini vestiti della pelle del leone.

Eppure, per accorti che siano nel fingere, le orecchie di Mida, spuntando fuori da qualche parte, li tradiscono. Ingrati, per Ercole, sono anche quelli che, appartenendo in pieno alla mia parte, si vergognano a tal segno di fronte alla gente del mio nome, che lo attribuiscono genericamente agli altri come un grave insulto. Se poi fanno loro difetto termini esotici, tirano fuori da pergamene ammuffite quattro o cinque termini arcaici con cui rendere oscuro il testo al lettore.

Quale, se non Arcifolli? Un suo cenno, ora come sempre, mette sottosopra cielo e terra. Il suo arbitrio decide della guerra e della pace, degli imperi, dei consigli, dei giudizi, dei comizi, dei matrimoni, dei trattati, delle alleanze, delle leggi, delle arti, delle cose scherzose e di quelle serie; da lui dipendono tutti gli affari pubblici e privati degli uomini.

Chi incorre nella sua ira, neppure Pallade potrebbe aiutarlo. Chi, invece, ne gode il favore, potrebbe trarre in catene lo stesso Giove col suo fulmine. Di tale padre io mi glorio. Nata fra queste delizie, non ho cominciato la vita nel pianto; subito ho sorriso dolcemente a mia madre. Le vedete qui con me, nel gruppo di tutte le altre mie compagne e seguaci, delle quali se, per Ercole, vorrete sapere i nomi, da me li sentirete solo in greco.

Col fedele aiuto di questa mia corte io signoreggio su tutte le cose, e sono sovrana degli stessi sovrani. Se vuole davvero diventare padre, insomma, anche quel saggio deve chiamare me, proprio me. No davvero! E, ditemi, quale uomo vorrebbe porgere il collo al capestro del matrimonio se prima, secondo la consuetudine di codesti saggi, ne considerasse gli svantaggi? Quale donna accosterebbe un uomo, se conoscesse e avesse in mente i pericolosi travagli del parto, e i fastidi di allevare i figli?

Avete applaudito! Forse che essere fanciulli non significa delirare e non avere senno? Chi non vivrebbe come mostro un bambino con la saggezza di un uomo?

Lo conferma il diffuso proverbio: "Odio il bambino di precoce saggezza". Talvolta, come il vecchio di Plauto, torna alle tre famose lettere [AMO], che se fosse in senno ne sarebbe infelicissimo.

Vadano pure gli stoltissimi mortali a cercare le Medee, le Circi, le Veneri, le Aurore, e non so quale fonte che restituisca loro la giovinezza, quando io sola posso, e sono solita farlo.

Sono mie le erbe, se ve ne sono, miei gli incantesimi, la fonte che non solo risuscita la giovinezza svanita, ma, meglio ancora, la mantiene per sempre. A tal punto rifugge dal desiderare la fama di sapiente, da compiacersi di un culto fatto di beffe e di scherzi. Ma chi non preferirebbe essere questo Dio fatuo e dissennato, sempre allegro, sempre giovane, sempre generoso di svaghi e di piaceri per tutti, piuttosto che quel tortuoso Giove, temuto da tutti, o Pan che tutto va devastando con i terrori che diffonde, o Vulcano avvolto di scintille e sempre nero del fumo della sua fucina, o Pallade medesima dallo sguardo sempre torvo, terribile con la Gorgone e la lancia?

Inoltre, stando ai poeti, o agli scultori loro emuli, ride sempre. Quali scherzi scurrili, infatti, non alimenta il Priapo di legno di fico? Follie tali che io stessa, per Ercole, non riesco a tenermi dal riderne. In primo luogo osservate con quanta previdenza la natura, madre e artefice del genere umano, ebbe cura di spargere dappertutto un pizzico di follia.

Platone, infatti, quando sembra in dubbio circa la collocazione della donna, se fra gli animali razionali o fra i bruti, vuole solo sottolineare la straordinaria follia di questo sesso. E, se per caso una donna vuole passare per saggia, ottiene solo di essere due volte folle, come se uno volesse, contro ogni ragionevole proposito, portare un bue in palestra. Infatti raddoppia il suo difetto chi, distorcendo la propria natura, assume sembianza virtuosa.

In primo luogo hanno il dono della bellezza, che giustamente mettono al disopra di tutto, contando su di essa per tiranneggiare gli stessi tiranni. Non mirano forse a questo, tante cure, belletti, bagni, acconciature, unguenti, profumi; tante arti volte ad abbellire, dipingere, truccare il volto, gli occhi, la pelle?

Che cosa mai non concedono gli uomini alle donne? Ma in cambio di che, se non del piacere? Ecco da che fonte sgorga il primo e principale diletto della vita.

E, a celebrazione avvenuta, quanti ne durerebbero, se tante imprese delle mogli non rimanessero ignorate per la negligenza e la sciocchezza dei mariti! Si ride del cornuto, del cervo e quanti altri nomi non gli si danno! A che la giovinezza, se deve intristire per il veleno di senili malinconie? Alla fine invece di Nireo sembrerai Tersite, invece di Faone, Nestore, invece di Minerva una scrofa, invece di un forbito oratore, uno che non balbetta neanche una parola; invece di un distinto cittadino, un rozzo contadino.

Se vuoi poter essere raccomandato agli altri, devi proprio cominciare col raccomandarti a te stesso; devi essere il primo a lodarti, e non senza una punta di adulazione. Ma che sciocchezza ho detto! Forse che non sia la guerra la fonte e il coronamento di ogni celebrata impresa? Dei caduti, poi, neanche si parla, quasi fossero gente di Megara. Quando le schiere in armi si fronteggiano e le trombe intonano il loro rauco suono, a che servono, di grazia, i sapienti esauriti dagli studi, col loro sangue povero e privo di calore, e che a malapena tirano il fiato?

La prudenza, obiettano, in guerra ha grandissimo peso. E che dire di Teofrasto? Marco Tullio, il padre della romana eloquenza, abitualmente, preso da poco dignitoso tremore, esordiva balbettando, come un ragazzino. Nonostante questo, a Dio piacendo, si esalta il famoso detto di Platone, che fortunati saranno gli Stati se a reggerli saranno chiamati i filosofi, o se i reggitori si daranno alla filosofia.

Aggiungi a questi i Bruti, i Cassi, i Gracchi, e Cicerone stesso, che allo stato romano fece tanto male quanto Demostene a quello ateniese. Invitalo alla danza: diresti che balla come un cammello. Tra i mortali, infatti, che cosa mai si fa che non trabocchi di follia, e che non sia opera di folli in un mondo di folli?

Questo solo vuole indicare la famosa cetra di Anfione e di Orfeo. Forse un discorso filosofico? Nemmeno per sogno! Al contrario, fu il ridicolo e puerile apologo del ventre e delle altre membra. Per non parlare di Minosse e di Numa: entrambi governarono la stolta moltitudine con invenzioni favolose. Sono autentiche manifestazioni di follia, e per riderci sopra non basterebbe un solo Democrito. Chi lo nega? Il sapiente si rifugia nei libri degli antichi e ne trae solo sottigliezze verbali.

La follia libera da entrambe. Non vergognarsi mai e osare tutto: pochissimi sanno quale messi di vantaggi ne derivi. Lo stesso ragionamento si potrebbe fare anche per gli altri. A che scopo? State a sentire dove voglio arrivare. Se uno tentasse di strappare la maschera agli attori che sulla scena rappresentano un dramma, mostrando agli spettatori la loro autentica faccia, forse che costui non rovinerebbe lo spettacolo meritando di esser preso da tutti a sassate e cacciato dal teatro come un forsennato?

Costui, tuttavia, spesso lo fa recitare in parti diverse, in modo che chi prima si presentava come un re ammantato di porpora, compare poi nei cenci di un povero schiavo. Certo, sono tutte cose immaginarie; ma la commedia umana non consente altro svolgimento.

Anche se qui fieramente leva la sua protesta Seneca, col suo stoicismo integrale, negando al sapiente ogni passione. Quale donna vorrebbe o sopporterebbe un simile marito, quale anfitrione un simile convitato, quale servo un padrone con questi costumi? Ma ormai del sapiente ne ho abbastanza.

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